C’è amore nell’aria

[english text] [testo italiano di seguito]

The project was, as awlays, a small challenge.
Starting with the music: not a song downloaded from the net, but a song arranged and played specifically for the show.
Thanks to the collaboration of the pianist and composer Giovanni Bataloni, who played the accompaniment, and the violinist Paola Tezzon, who is now an effective member of the team, we had a piece arranged especially for this show, where the two musicians combined a part of Nino Rota’s “Romeo and Juliet”, Luiz Bonfà’s “Black Orpheus”, and Carlos Gardel’s tango “Por una cabeza”.
Second challenge: animations. I preferred to draw them, frame by frame, because I am never inclined to use commercial animations, bought around on the marketplace or in in-world stores (for each animation purchased, sooner or later you will find another show that used an animation equal to yours, and everyone flattens themselves on using the same animations, with the death of originality), but above all to make the avatars move exactly in time with the music, which is impossible with commercial animations.
Third challenge: to make the result appreciated precisely for the music (which is the real element of quality) and the timed animations. So a substantially empty stage, so as not to distract the viewer. On the other hand, it is easy to notice, SL has been filled with shows where dance is hardly noticed: shows with stages full of objects and meshes (more and more often these are also bought around and not modeled for shows) and emissions of particles that transform the shows into “light shows” or “particles shows” that actually cover the routine itself, attracting the spectator’s attention to them, and overshadowing the direction and choreography of the movements. Too bad that movement is the very essence of a routine. Of course, there are troupes around that make this a boast, saying that they have made “a qualitative jump”, proposing shows made of lights and particles on stages full of objects (obviously even lights and particles are not built for the show , but bought in wholesale supermarkets). My opinion is the same as always: there is nothing artistic and nothing creative in building a routine such as the assembly of parts produced by third parties and purchased, nor is it a qualitative jump learn which are the best stores where buy the pieces or costumes. That’s “entertainment”, and entertainment is not for me.
As in real life, also in Secondlife my first engine is creativity, it is to give shape to a material (in this case digital) which by its nature is shapeless, to model prim and mesh, to build the particles I use myself, to draw from me the costumes.
With a stage clear from obstacles, with the avatars of Giovanni Bataloni and Paola Tezzon, the first sitting at the piano, the second playing the violin, and four dancers, the attention was all for the salient elements of the show, the ones I wanted. really highlight (such as a dancers take-off animation made to point out that it was produced by me, but this was a small sin of vanity).
The feedback we are getting is very high, but it puts us in front of other problems to face, and maybe who knows … one day even solve. For example, the request that comes to us from the prepared audience, who really watch the shows, who do not let themselves be fooled by particles, is about the possibility of having the violin play live. We’re working on it 😉
Obviously, in the meantime, new projects are already coming to mind with my beloved collaborators: Paola Tezzon, Alessandro Iacuelli, Clarissa De Vizia.

At the end of post there is the youtube video.

[Testo italiano]

Il progetto era, tanto per cambiare, una piccola sfida.
A cominciare dalla musica: non un brano scaricato dalla rete, ma un brano arrangiato e suonato appositamente per lo spettacolo.
Grazie alla collaborazione del pianista e compositore Giovanni Bataloni, che ha suonato l’accompagnamento, e della violinista Paola Tezzon, che è oramai un membro effettivo del team, abbiamo avuto un brano arrangiato apposta per questo spettacolo, dove i due musicisti hanno combinato assieme una parte del “Romeo e Giulietta” di Nino Rota, del “Black Orpheus” di Luiz Bonfà, e del tango “Por una cabeza” di Carlos Gardel.
Seconda sfida: le animazioni. Ho preferito disegnarle io, frame per frame, intanto perché non sono mai propensa ad usare animazioni commerciali, acquistate in giro sul marketplace o negli stores in world (per ogni animazione acquistata, troverai prima o poi un altro spettacolo che ha usato un’animazione uguale alla tua, e tutti si appiattiscono sull’usare le stesse animazioni, con la morte dell’originalità), ma soprattutto per far muovere gli avatar esattamente a tempo della musica, cosa impossibile con delle animazioni commerciali.
Terza sfida: far apprezzare il risultato proprio per la musica (che è il vero elemento di qualità) e le animazioni a tempo. Quindi un palco sostanzialmente vuoto, per non distrarre lo spettatore. D’altra parte, è facile notarlo, SL si è riempita di show dove la danza non viene quasi notata: show con palchi pieni di oggetti e mesh (sempre più spesso anche questi acquistati in giro e non modellati per gli spettacoli) ed emissioni di particles che trasformano gli show in “light shows” o in “particles shows” che di fatto coprono la routine stessa, attirando su di essi l’attenzione dello spettatore, e facendo passare in secondo piano la regìa e la coreografia dei movimenti. Peccato che il movimento è l’essenza stessa di una routine. Certo, si trovano in giro troupes che fanno di questo un vanto, dicendo che hanno fatto “un salto di qualità”, proponendo show fatti di luci e particles su palchi pieni zeppi di oggettistica (ovviamente anche luci e particles non sono costruite per lo show, ma acquistate in supermercati all’ingrosso). La mia opinione è la stessa di sempre: non c’è nulla di artistico e nulla di creativo nel costruire una routine come assemblaggio di parti prodotte da terzi e acquistate, né tantomeno è un salto di qualità l’imparare quali sono gli stores migliori dove comprare i pezzi o i costumi. Quello è “intrattenimento”, e l’intrattenimento non fa per me.
Come nella vita reale, anche in Secondlife il mio primo motore è la creatività, è dare forma ad una materia (in questo caso digitale) che per sua natura è informe, modellare prim e mesh, costruire da me le particles che uso, disegnare da me i costumi.
Con un palco sgombro da ostacoli, con gli avatar di Giovanni Bataloni e Paola Tezzon, il primo seduto al pianoforte, la seconda a suonare il violino, e quattro ballerine, l’attenzione è stata tutta per gli elementi salienti dello spettacolo, quelli che volevo davvero evidenziare (come ad esempio un’animazione di decollo delle ballerine fatta apposta per far notare che era stata prodotta da me, ma questo è stato un piccolo peccatuccio di vanità).
Il feedback che stiamo ottenendo è elevatissimo, ma ci pone davanti ad altri problemi da affrontare, e magari chissà… un giorno anche risolvere. Ad esempio, la richiesta che ci arriva dall’audience preparata, che guarda davvero gli spettacoli, che non si lascia ingannare dalle particles, è circa la possibilità di far suonare il violino dal vivo. Ci stiamo lavorando 😉
Ovviamente, nel frattempo, già vengono in mente nuovi progetti con i miei adorati collaboratori: Paola Tezzon, Alessandro Iacuelli, Clarissa De Vizia.